p 377 .

Paragrafo 4 . Il marxismo di Antonio Gramsci.

     
Il problema del ruolo partito sta al centro anche della riflessione di
Antonio Gramsci, l'esponente pi noto del marxismo italiano del nostro
secolo.  Fra  i pensatori marxisti che abbiamo preso in considerazione
fin  qui,  Gramsci  si trova in una situazione del tutto  particolare:
dirigente   politico  di  primo  piano,    costretto  a   un   lavoro
esclusivamente teorico dal regime fascista, che lo imprigion dal 1926
al 1937, anno della sua morte.
     
Teoria e pratica.
     
Per  Gramsci  il  marxismo    filosofia  della  prassi,  e  con  tale
espressione  lo  indica nei Quaderni del carcere. In quanto  filosofia
della  prassi  il marxismo pu salvarsi da una ricaduta nell'idealismo
e,  al  tempo  stesso,  da  una riduzione a  pura  guida  esterna  per
l'azione.
     Gramsci  definisce con chiarezza le strade divergenti (la doppia
revisione,  come egli dice) su cui si  incamminato il  marxismo  nel
ventesimo  secolo:  Da  una  parte, alcuni  suoi  elementi,  in  modo
esplicito  o implicito, sono stati assorbiti o incorporati  da  alcune
correnti idealistiche (basta citare il Croce, il Gentile, il Sorel, lo
stesso  Bergson,  il pragmatismo); dall'altra i cosiddetti  ortodossi,
preoccupati di trovare una filosofia che fosse, secondo il loro  punto
di   vista   molto  ristretto,  pi  comprensiva  di  una   "semplice"
interpretazione  della  storia, hanno  creduto  di  essere  ortodossi,
identificandola fondamentalmente nel materialismo tradizionale(92).
     
     p 378 .
     
     Fra  queste  due strade divergenti esiste una terza  via,  che  -
secondo  Gramsci  -    stata bene individuata  da  A.  Labriola:  La
filosofia della prassi  una filosofia indipendente e originale che ha
in  se stessa gli elementi di un ulteriore sviluppo per diventare,  da
interpretazione  della storia, filosofia generale(93).  Il  marxismo,
quindi,  non   una teoria da rivedere o correggere, ma una  filosofia
dinamica  che  contiene  al  suo interno i  princpi  del  suo  stesso
divenire.
     Ma  se  fosse  semplicemente  una filosofia,  e  per  giunta  una
filosofia autofondantesi, il marxismo non si distinguerebbe per  nulla
dall'idealismo. Sempre - osserva Gramsci - la filosofia si  posta  il
problema  del  rapporto fra teoria e pratica (ad esempio  con  Tommaso
d'Aquino,  con Leibniz, con Vico): ma sempre lo ha risolto  affermando
una  connessione fra l'ordine delle idee e quello delle azioni,  per
la  quale, per, la pratica  una semplice estensione della  teoria.
Una filosofia che si autofonda giustifica se stessa e le azioni che da
essa  derivano. Invece il marxismo stabilisce un diverso rapporto  fra
teoria  e  pratica, perch si propone di costruire su una determinata
pratica  una  teoria che, coincidendo e identificandosi  con  elementi
decisivi  della pratica stessa, acceleri il processo storico in  atto,
rendendo la pratica pi omogenea, coerente, efficiente in tutti i suoi
elementi,  cio  potenziandola  al massimo,  oppure,  data  una  certa
posizione  teorica,  di organizzare l'elemento pratico  indispensabile
per  la  sua  messa  in  opera.(94) Si  tratta,  quindi,  del  legame
dialettico  e  indissolubile che - per  Marx  e  per  gran  parte  del
marxismo occidentale - tiene unite teoria e pratica.
     
Il nostro Marx.
     
Gramsci,  che pure cita ripetutamente Lenin,(95) non pu  separare  il
marxismo dalla coscienza degli individui e dalla loro libert.  In  un
articolo  del  1918  -  a  pochi mesi dalla  Rivoluzione  d'Ottobre  -
intitolato  Il nostro Marx, scrive: Con Marx la storia continua  ad
essere  dominio  delle  idee, dello spirito,  dell'attivit  cosciente
degli  individui  singoli  o associati. Ma le  idee,  lo  spirito,  si
sustanziano,  perdono  la loro arbitrariet,  non  sono  pi  fittizie
astrazioni  religiose  o  sociologiche.  L'attivit  cosciente  degli
individui non ha niente a che vedere con il volontarismo, ad esempio
di  Sorel. Volontarismo? La parola non significa nulla, o viene usata
nel  significato  di  arbitrio.  Volont,  marxisticamente,  significa
consapevolezza  del  fine,  che a sua volta significa  nozione  esatta
della propria potenza e dei mezzi per esprimerla nell'azione.(96) Nel
luglio

p 379 .

dello  stesso anno, Gramsci afferma: La libert  la forza  immanente
della storia, che fa scoppiare ogni schema prestabilito(97).
     Il  Marx  di  Gramsci  quindi un Marx umanista, piuttosto  che
scienziato: La filosofia della prassi [...]  un umanesimo assoluto
della storia.(98)
     
La volont collettiva e il ruolo degli intellettuali.
     
La  volont   consapevolezza, coscienza individuale; ma  solo  se  la
volont  individuale  si trasforma in volont  collettiva  essa  potr
produrre  gli  effetti e i cambiamenti che vuole ...  se  questi  sono
razionali: Il singolo pu associarsi con tutti quelli che vogliono lo
stesso  cambiamento, e se questo cambiamento  razionale,  il  singolo
pu  ottenere un cambiamento ben pi radicale di quello che,  a  prima
vista,  pu  sembrare possibile.(99) Alla base del cambiamento  -  e,
quindi,  del cambiamento per eccellenza, la rivoluzione - per  Gramsci
devono essere posti due elementi: libert e razionalit.
     Le  condizioni  materiali,  l'esistenza  oggettiva  delle  classi
sociali  e la loro lotta, sono senza dubbio - anche per Gramsci  -  la
struttura su cui vengono operati i processi di trasformazione,  ma  la
classe  per  s  (come sosteneva Lukcs) si ha  solo  attraverso  la
coscienza;  e la coscienza di classe, nella visione di Gramsci,    la
coscienza di singoli che si associano liberamente.
     Ma  la  coscienza  e  le  idee di singoli  -  seppure  i  singoli
costituiscano oggettivamente una classe e siano liberamente  associati
-   possono  essere  non  razionali,  cio  arbitrarie,  fittizie
astrazioni o semplicemente senso comune.
     Per  ridefinire il concetto di razionalit l'analisi  di  Gramsci
va  al  di  l  del  richiamo al rapporto dialettico fra  struttura  e
sovrastruttura  e  al  rifiuto del determinismo  e  del  meccanicismo,
ponendo in maniera nuova e originale il problema della funzione  degli
intellettuali nel processo di formazione della coscienza.
     Innanzitutto   -  chiarisce  Gramsci  -  quando   si   parla   di
intellettuali  ci si riferisce alla funzione che essi  svolgono  nella
societ, perch, altrimenti e in senso stretto, tutti gli uomini sono
intellettuali: In qualsiasi lavoro fisico, anche il pi meccanico  e
degradato,  esiste un minimo di qualifica tecnica, cio un  minimo  di
attivit intellettuale creatrice(100).
     Gli   intellettuali,  quindi,  sono  coloro  che  nella   societ
svolgono una funzione prevalentemente intellettuale.(101)
     
     p 380 .
     
     Anche  fra  questi, per,  necessario operare  una  distinzione:
esistono  infatti  intellettuali di tipo urbano e intellettuali  di
tipo  rurale. I primi sono legati alla nascita e allo sviluppo  della
societ   industriale,   i  secondi  -  che   Gramsci   chiama   anche
tradizionali - sono coloro che operano nelle societ prevalentemente
agricole.(102)
     I  primi - il tecnico dell'industria, lo scienziato dell'economia
politica, l'organizzatore di una nuova cultura e di un nuovo  diritto,
eccetera  -  sono  intellettuali organici alla  nuova  classe  della
borghesia capitalista.(103) Essi - nella loro generalit - non  hanno
nessuna iniziativa autonoma nell'elaborare i piani costruzione;  [...]
elaborano  l'esecuzione  immediata del piano di  produzione  stabilito
dallo  stato maggiore dell'industria, controllandone le fasi operative
elementari; mentre - ai pi alti livelli - si confondono sempre  pi
col vero e proprio stato maggiore industriale.(104)
     Gli     intellettuali    tradizionali,     invece,     svolgono
prevalentemente   una   funzione   di   mediazione   politica    fra
l'amministrazione  statale e le grandi masse  contadine,  e  al  tempo
stesso   costituiscono   per   il  contadino   un   modello   sociale
nell'aspirazione  a uscire dalla sua condizione e  a  migliorarla.  Il
contadino  pensa sempre che almeno un suo figliolo potrebbe  diventare
intellettuale  (specialmente  prete),  cio  diventare   un   signore,
elevando  il  grado  sociale della famiglia e  facilitandone  la  vita
economica  con  le  aderenze che non potr non  avere  tra  gli  altri
signori.(105)
     Una  classe che non  capace di crearsi la propria categoria  di
intellettuali   destinata alla sconfitta.(106) Senza  il  contributo
degli intellettuali il proletariato difficilmente potr conquistare il
potere   e  ancora  pi  difficilmente  potr  conservarlo.  Ci   sono
intellettuali  che, grazie alla loro analisi della  realt,  esprimono
immediatamente  il  punto  di  vista del proletariato  (Marx,  Engels,
Labriola),  e perci possono essere considerati organici  alla  classe
operaia;   ma   il   numero  di  questi  intellettuali   deve   essere
continuamente esteso: innanzitutto valorizzando e favorendo l'attivit
intellettuale   degli  stessi  proletari  (tutti  gli   uomini   sono
intellettuali),  quindi conquistando al movimento operaio  l'adesione
degli intellettuali borghesi.
     Il  leninismo  di Gramsci (gli intellettuali  come  avanguardia
del  proletariato e, quindi, come partito)  fortemente  mitigato  dal
rifiuto di una separazione dell'avanguardia intellettuale dalla classe
operaia,  e  dalla dilatazione dello stesso concetto  di  classe  in
quello di popolo: L'elemento popolare "sente",
     
     p 381 .
     
     ma  non sempre comprende o sa; l'elemento intellettuale "sa",  ma
non  sempre  comprende  e specialmente "sente".  I  due  estremi  sono
pertanto  la  pedanteria e il filisteismo da una parte, e la  passione
cieca e il settarismo dall'altra(107).
     Dunque Gramsci rifiuta ogni forma di autonomia alla scienza e  al
lavoro  intellettuale in genere, ma soprattutto  alla  scienza  della
rivoluzione: il sapere senza comprendere  un sapere di casta.(108)
     Ecco  che cos si salda la libert dell'associazione (ad  esempio
il  partito) alla sua razionalit, la razionalit che  rifiuto  della
presunzione  intellettuale e del settarismo sentimentale,  unione  del
sentimento-passione con la comprensione.(109)
     
Il partito come il principe.
     
Gramsci formula la sua concezione del partito - in un momento  in  cui
la  prospettiva rivoluzionaria non solo appare lontana, ma addirittura
sconfitta  dal  fascismo  -  attraverso  l'analisi  del  Principe   di
Machiavelli.  Il  principe    l'espressione  in  forma  artistica   e
fantastica, antropomorfica e mitica, della volont collettiva.(110)
     Il  moderno  principe,  il mito-principe,  non  pu  essere  una
persona reale, un individuo concreto; pu essere solo un organismo; un
elemento   di  societ  complesso  nel  quale  gi  abbia  inizio   il
concretarsi  di  una  volont  collettiva riconosciuta  e  affermatasi
parzialmente  nell'azione. Questo organismo  gi dato dallo  sviluppo
storico  ed    il  partito  politico: la  prima  cellula  in  cui  si
riassumono  dei  germi di volont collettiva che  tendono  a  divenire
universali e totali(111).
     Il  partito    quindi tutt'altro che una realt  esterna  alla
classe e al popolo, ma piuttosto un prodotto della coscienza e della
volont  collettiva.  Di  conseguenza  la  rivoluzione  non   sar   -
contrariamente  alla  teoria  e alla pratica  leninista  -  l'atto  di
un'avanguardia che innesca un processo che porter all'adesione  della
maggioranza del popolo al programma del proletariato, ma l'atto finale
di un processo di unit del popolo che precede la presa del potere,  e
che  garantisce  il  rispetto  e  la  valorizzazione  degli  elementi
individuali.  Questa unificazione del popolo  chiamata  da  Gramsci,
con una espressione ripresa da Sorel, blocco storico.(112)

p 382 .

La cultura e la scuola.
     
La  cultura  e  la scuola - visto il ruolo attribuito da Gramsci  agli
intellettuali -  un punto centrale del pensiero di Gramsci; tutta  la
sua  riflessione    attraversata da una sorta di  idea  pedagogica.
Attraverso il rapporto pedagogico si realizza l'egemonia - che non 
imposizione  -  di  una  classe,  di  una  cultura,  di   un   popolo,
eccetera(113)
     La  cultura  esercita,  quindi,  una  funzione  di  comando,  dal
momento  che consente un controllo sul popolo e sulla sua visione  del
mondo. Ma la cultura pu essere anche lo strumento di affermazione del
popolo,  se gli intellettuali e il popolo sono uniti: perch  L'unit
di  scienza e vita  appunto una unit attiva, in cui solo si realizza
la  libert  di  pensiero,    un rapporto maestro-scolaro,  filosofo-
ambiente culturale in cui operare(114).
     L'unit  di  scienza  e vita presuppone, per,  un  ordinamento
scolastico  del tutto diverso da quello operante ai tempi di  Gramsci,
fondato  su  una  divisione fra scuola umanistica -  destinata  alla
formazione delle classi dirigenti - e scuola tecnica: una  divisione
che   si   accentua  sempre  pi  con  il  progredire  della   societ
industriale.
     Non  si  pu certo eliminare la scuola tecnica - osserva Gramsci,
gi  nel 1916, in articolo sull'Avanti! - purch ogni tipo di scuola
assolva  a  una  funzione  educativa  e  non  solo  informativa  e
favorisca  lo  sviluppo complessivo dell'individuo  senza  sacrificare
nessuna delle sue facolt intellettuali e manuali.(115)

p 383 .

La filosofia per tutti.
     
Antonio  Gramsci, con la sua insistenza sul carattere  umanistico  del
marxismo,  sulla libert, dignit e onnilateralit dell'individuo,  fa
emergere  uno  degli aspetti del pensiero di Marx che,  a  suo  tempo,
abbiamo cercato di mettere in evidenza: il carattere universale  della
filosofia, come prodotto della facolt di pensare comune a  tutti  gli
uomini.  Una  filosofia per tutti perch di tutti.(116) La  differenza
tra  il  filosofo professionale e gli altri uomini  una  differenza
solo quantitativa e non qualitativa.(117)
